Educare al confronto e non allo sconforto
Spesso, davanti agli errori o alle difficoltà dei nostri figli, alunni, reagiamo con frustrazione, giudizio o silenzi carichi di delusione. Ma ogni crisi può diventare un’occasione di confronto costruttivo, se sappiamo sostenerli con ascolto e rispetto.
Educare al confronto significa:
- dare voce alle emozioni, anche quelle scomode;
- creare uno spazio sicuro per parlare, sbagliare, crescere;
- far capire che non si è mai soli, anche nei momenti difficili.
❌ Lo sconforto genera chiusura, senso di inadeguatezza, paura del giudizio.
✅ Il confronto, invece, apre la strada al dialogo, alla fiducia, all’autonomia.
Per poter educare al confronto, l’adulto sia esso un genitore o un insegnante o un educatore, che si trova di fronte alla crisi o la chiusura di un bambin* o ragazz*, deve innanzitutto mettersi in una posizione di ascolto e tollerare la propria frustrazione, se in quel momento l’adulto non riesce a regolarsi meglio prendersi del tempo in cui ricentrarsi.
Spesso il nostro bisogno di farci ascoltare prende il sopravvento, ma per educare al confronto e non allo sconforto bisogna provare a mettersi in una posizione di ascolto, di accoglienza
Quando un figlio, un alunno sbaglia, si chiude o risponde male, è facile sentirsi frustrati, delusi o impotenti. Eppure, in quei momenti, abbiamo davanti un bivio educativo: scegliere la via dello sconforto o quella del confronto.
🔴 Educare nello sconforto:
- è lasciare che parlino solo il nervosismo o la stanchezza;
- è reagire con giudizi, punizioni impulsive o silenzi carichi di delusione;
- è comunicare (senza volerlo) il messaggio “non sei all’altezza”.
🟢 Educare nel confronto:
- è riconoscere che l’errore fa parte del processo di crescita;
- è fermarsi prima di reagire, per capire invece come controllarsi, o imparare a farlo la volta prossima;
- è usare il momento di crisi come terreno di dialogo, senza sminuire nessuno.
🎯 L’obiettivo non è avere un figlio o un alunno che non sbaglia, ma un figlio che sa parlare di ciò che prova, chiedere aiuto, rimettersi in gioco.
Come sappiamo la mente dei bambini e adolescenti, non funziona come la mente di un adulto. Nel cervello dei bambini e degli adolescenti, l’autoregolazione emotiva si costruisce negli anni. Nei momenti critici, se l’adulto perde la calma, il bambino entra in uno stato di allarme o chiusura. Se invece trova un adulto che riesce a contenere l’emozione e si apre al confronto, impara a rimanere in relazione anche nella difficoltà.
Se i livelli di emozione sono troppo elevati, meglio aspettare che questi si abbassino, concedendo al bambino o ragazzo, o concedere a noi stessi, un momento di pausa, per cercare di abbassare la tensione emotiva, per poi consentire un confronto in uno spazio di ascolto attivo reciproco, basato sulla fiducia e il non giudizio.
Dott.ssa Lara Orsolini
Psicologa

